LUNGOMARE DI CATANIA, ORDINE ARCHITETTI: «LA FRAGILITÀ DELLA COSTA OCCASIONE PER UNA NUOVA VISIONE PAESAGGISTICA»
CATANIA - L’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Catania interviene nel dibattito sul futuro del Lungomare etneo alla luce delle dichiarazioni del sindaco Enrico Trantino e degli approfondimenti geognostici avviati dall’amministrazione comunale dopo i danni provocati dagli eventi meteorologici che hanno interessato il litorale cittadino.
«La scelta di attendere ulteriori verifiche tecniche prima di procedere sugli interventi più delicati del Lungomare è assolutamente condivisibile – dichiara il presidente dell’Ordine Alessandro Amaro – perché oggi le trasformazioni urbane, soprattutto nei territori costieri più esposti ai cambiamenti climatici, richiedono un approccio sempre più integrato tra sicurezza, paesaggio e sostenibilità». L’Ordine sottolinea come il tema non riguardi soltanto il ripristino delle infrastrutture esistenti, ma apra una riflessione più ampia sul rapporto tra città e mare, anche alla luce delle mutate condizioni geomorfologiche della costa.
«Gli eventi atmosferici estremi degli ultimi anni – prosegue Amaro – ci impongono di guardare alle aree costiere non più soltanto come spazi urbani da ricostruire, ma come ecosistemi fragili con cui ristabilire un equilibrio. In questo senso, la vulnerabilità del Lungomare può diventare anche l’occasione per immaginare soluzioni maggiormente orientate alla rinaturalizzazione e alla valorizzazione paesaggistica del waterfront».
Secondo l’Ordine, la riflessione potrebbe aprire la strada a una visione più leggera e contemporanea dello spazio pubblico costiero: meno superfici rigidamente pavimentate, più natura, più suolo permeabile, più continuità con il paesaggio lavico e marino. Una prospettiva che potrebbe prevedere, dove tecnicamente possibile, l’utilizzo di materiali e sistemi costruttivi più reversibili e compatibili con l’ambiente, come passerelle in legno e acciaio, percorsi rialzati, piattaforme leggere, aree verdi costiere e soluzioni capaci di adattarsi meglio alla naturale evoluzione del litorale.
«Non si tratta di mettere in discussione il percorso progettuale avviato – precisa Amaro – ma di cogliere l’opportunità di un confronto multidisciplinare che tenga conto delle nuove condizioni del territorio e delle prospettive contemporanee di progettazione urbana e costiera. Oggi il tema centrale è comprendere come abitare il margine tra città e natura in modo più consapevole e durevole».
«Il waterfront di Catania – conclude Amaro – non è soltanto un’infrastruttura urbana, ma uno dei principali luoghi identitari della città. Per questo ogni scelta futura dovrà tenere insieme sicurezza, qualità dello spazio pubblico, tutela paesaggistica e capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Il Lungomare può diventare un laboratorio di nuova urbanità: meno rigida, più naturale, più vicina alla forza e alla bellezza del nostro paesaggio. Una visione che l’Ordine aveva già iniziato a esplorare nel 2012 con il workshop “Simeto Landscape”, offrendo all’Amministrazione diversi spunti di riflessione».
(Fonte: comunicato stampa)
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